Digital Transformation: non solo tech ma nuova organizzazione in azienda

di Stefano Franceschi, Partner Consultant Nordest Innovazione

Fermi tutti! C’è la trasformazione digitale che detta così, senza inflessioni anglosassoni, riesce a rappresentare anche quel certo pensiero secondo il quale la “trasformazione” è quasi sempre un insulto alla buona creanza, perché “abbiamo sempre fatto così”, cambiare? Ma dove andremo a finire!

Ancora: fermi tutti! C’è la Digital Trasformation che senza quella il “morning” ti prende una brutta piega, senza quella lo speech al customer è un problem, senza quella sei subito out dal mercato. (taaac)

Scusate l’incipit melodrammatico iniziale ma la sintesi è che fra la prima situazione del passatista super-conservatore e la seconda del tecnologico ottuso forse non ce la caviamo con una semplice via di mezzo.

Mettiamocela via, la strada della trasformazione digitale, a percorrerla bene, è una cosa complessa.

Esiste nella consistenza del mercato, qualsiasi voi frequentiate, una “disponibilità digitale” effettivamente in grado di determinare un vantaggio competitivo. Rilevare questo non è più una questione derivante dalle molte opportunità tecnologiche che ci vengono presentate ma un dato concreto riscontrabile nelle aziende che si sono prestate a questa nuova frontiera.

Insomma, la “cosa” sta sul mercato. Il vostro mercato.

Vogliamo farne parte? Bene, allora prima dobbiamo comprendere che la “disponibilità digitale” diventa “trasformazione” a vantaggio del nostro business non solo se passa, inevitabile, per l’opportunità tecnologica ma primariamente se diventa un nostro fattore organizzativo.

La Digital Transformation recupera infatti efficienze ed efficacia nella gestione della pianificazione, nella programmazione, nella strutturazione dei processi, nella capacità di contatto.

Dematerializzare, automatizzare, informatizzare, virtualizzare, sono tutte attività che incidono prima di tutto nella organizzazione del sistema azienda. Questo è il punto di partenza.

Sbollita la prima corsa ad un digitale avventato oggi ormai i processi di trasformazione digitale transitano prima da una visione strategica, si incanalano in scelte precise di posizionamento, entrano nel mondo del Business Design, passano dalla gestione delle persone, dei processi e poi semmai arrivano al Data Center.

Vista così la Digital Transformation è una opera che bisogna guardare dalla parte giusta.

Persino le meravigliose Ninfee di Monet, i “balli” di Renoir, gli aculei del Boccioni e gli ultimi paesaggi del Carrà, se presi dal retro della tela sono tutti tristemente uguali e palesemente senza futuro.  Questo è il pericolo che corre chi si affida ad un certo modo, diciamo solo “non coordinato”, di fare “digital transformation”: essere il lato malinconico del mercato.

La trasformazione digitale è invece un gioco a più mani dove la visione si specchia in un software, la gestione in una condivisione a distanza, la vendita in una analisi multi-strutturata del cliente. 

La Digital Transformation è, prima o poi, un passo da fare ma, a differenza di altre esperienze di trasformazione affrontate nel passato, questo nuovo processo di implementazione e crescita aziendale ha bisogno della concreta e determinante partecipazione delle molte voci diverse nell’azienda.

E’ questo il vero scoglio da superare nelle nostre imprese per crescere con la trasformazione digitale: abbiamo la necessità che l’anima più “umanistica” dell’azienda si fonda, nelle intenzioni e negli obiettivi primari, con quella più tecnologica ed innovativa.

Ecco come si conquista un pezzo di futuro bello, realistico e di gran valore. Come un quadro di Monet.

 

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